Noi, brave bambine (con il potere!)

A Piano C abbiamo fatto un video promozionale per lanciare i nostri seminari Rework. Sarà bellissimo: lo so perché è stato difficilissimo da fare.
Mi hanno coinvolta con l’inganno: “devi solo leggere l’articolo che hai già scritto, in cui racconti il seminario”. Ah, bene: l’articolo me lo ricordo, è quello in cui racconto come sin da bambina ho sempre fatto quello che ci si aspettava da me. Brava a scuola, laureata (mio padre mi regalò un braccialetto e mi disse “è la tua liquidazione”), lavoratrice, in carriera, eccetera eccetera.
Poi arrivano i 40 anni e io faccio il punto. Guardo indietro: agli stipendi crescenti, alle belle figure, ai tanti viaggi, alle interruzioni apparentemente drammatiche (per le aziende) causate dalle mie due gravidanze, ai piccoli e grandi dubbi, alla ricerca di un’intelligenza superiore che stava definendo le regole per me, al fatto di non averla trovata…
Insomma, l’articolo lo conoscevo: ero pronta a recitarlo. Ma non 40 volte! E invece sì, i minuti passavano e un dolcissimo cameraman/regista continuava a dirmi: ripeti, ancora, adesso dillo guardando di qua, adesso da sotto in su, di nuovo ma senza sorridere, adesso sorridendo….
Avete mai provato a ripetere lo stesso concetto 40 volte? Succede una cosa strana. Alcune frasi, alcune parole, perdono completamente il loro senso. Diventano suoni che si impastano in bocca.
Qualcosa invece diventa sempre più solido. Una frase che ha sempre significato qualcosa di importante per me, ma che forse non avevo mai ripetuto abbastanza. Beh, adesso l’ho fatto: l’ho ripetuta 40 volte. E ogni volta la capivo di più, la sentivo di più, ci credevo di più. Se vedrete il video, probabilmente ve ne accorgerete.
“Il difficile con i sogni non è realizzarli: è scoprire quali sono”. Questa è la frase intorno a cui per me gira tutto.
Perché noi donne siamo perfettamente in grado di realizzare i nostri sogni, ma spesso non sappiamo né quali sono né – e questa è la parte più spaventosa, occulta, frenante – quali “possono” essere.
Che cosa vogliamo?
E, ancora e molto prima, che cosa “possiamo”?
Che cosa vogliamo… in qualche modo possiamo deciderlo noi, ma il cestino da cui peschiamo è quello del possibile.
E il possibile è dove arriva la nostra immaginazione: è la cultura che ci circonda, sono i modelli che ci nutrono, gli orizzonti a cui, prima del cuore, devono arrivare gli occhi.
E questo, care amiche, noi oggi non ce l’abbiamo.
Noi donne del terzo millennio abbiamo tutto da costruire. Siamo donne nuove, siamo fortissime e libere, e il possibile dobbiamo immaginarlo noi.
E’ un nostro diritto, è un nostro potere.
E’ oggi la nostra più grande responsabilità.

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