Quando le donne lasciano perché vogliono avere la testa libera

Leggendo l’intervista di oggi ad Antonella Mansi sul Corriere, ripresa anche su la 27 ora, mi ha particolarmente colpita la sua frase sulla «testa che serve anche per pensare».

 Che cosa succede quando il lavoro incontra le donne?

Succede che una donna in gamba come Antonella Mansi prende un ruolo difficile e prestigioso, ma non per sistemarsi ad libitum sulla poltrona: per raggiungere un obiettivo.

E raggiungerlo disfando vecchie regole, mettendo in campo nuovi comportamenti, più aperti al negoziato, più flessibili, e inaspettatamente più efficaci.

Poi succede che, una volta raggiunto l’obiettivo per cui aveva occupato quella poltrona, la donna ringrazia e lascia, perché

«in questo momento credo di dover recuperare una dimensione personale. Anche la mente deve pensare, e non lavorare e basta».

E perché, aggiungiamo noi, così dovrebbero funzionare le poltrone: non privilegi, ma doveri e obiettivi, a termine.

Ma, che la testa serva anche per pensare (e il pensiero possa non limitarsi al lavoro), chi lo aveva mai sentito dire dai nostri leader?

E quanto è bello, allora, cominciare a vedere in giro dei modelli di leadership diversi?

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